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Codice identificativo affitti brevi (CIR): cos’è, come si ottiene e a cosa serve
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Codice identificativo affitti brevi (CIR): cos’è, come si ottiene e a cosa serve

Sei un proprietario di case vacanze, B&B, affittacamere o stai per aprire un’attività di locazione turistica? In questo articolo cerchiamo di fare luce sul tema del codice identificativo per affitti brevi.

Per regolamentare in maniera più efficace un settore in continua espansione, quest’anno è stato introdotto il cosiddetto codice identificativo regionale, che ogni struttura dovrà adottare.

Ma cos’è esattamente? Chi rilascia il codice identificativo per affitti brevi? Come si può ottenere?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e rispondere insieme a queste domande.

Clicca su “apri” per scoprire l’indice dell’articolo e passare all’argomento che ti interessa di più! Buona lettura.

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Cos’è il CIR? Codice Identificativo Regionale

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Il CIR è il codice identificativo regionale della tua struttura, attraverso il quale un proprietario o gestore di case vacanza, b&b o qualsiasi altro affitto breve comunica ufficialmente l’inizio dell’attività al Municipio di competenza, adempiendo a tutti gli obblighi previsti.

In linea generale, è buona norma riferirsi semplicemente al “codice identificativo”, in quanto la sigla CIR non viene utilizzata in tutte le regioni.

Codice identificativo case vacanza: cosa dice la legge?

codice identificativo affitti brevi

Il tema del codice identificativo per Airbnb e case vacanza è riportato nella legge n.58 del 28 giugno 2019, il cosiddetto “Decreto Crescita 2019” che funge da conversione in legge del decreto 30 aprile 2019, n. 34.

Così, al comma 4 dell’articolo 13 quater (Disposizioni in materia di locazioni brevi e attività ricettive) recita il testo della legge:

“Al fine di migliorare la qualità dell’offerta turistica, assicurare la tutela del turista e contrastare forme irregolari di ospitalità, anche ai fini fiscali, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo è istituita una apposita banca dati delle strutture ricettive nonché degli immobili destinati alle locazioni brevi ai sensi dell’articolo 4 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, presenti nel territorio nazionale, identificati mediante un codice alfanumerico, di seguito denominato «codice identificativo», da utilizzare in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza”.

Questo è quindi il quadro generale dell’argomento riguardante il codice identificativo per locazioni turistiche che viene fornito nel Decreto Crescita.

Come richiedere il codice identificativo per affitti brevi?

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Una delle principali domande che martellano proprietari e gestori è: come richiedere il codice cir?

Come si può capire dal testo della legge, il codice identificativo per affitti brevi è un argomento di competenza del Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo.

Al comma 5c, si legge che con decreto del suddetto Ministero sono stabilite “le modalità con cui le informazioni contenute nella banca dati sono messe a disposizione degli utenti e delle autorità preposte ai controlli e quelle per la conseguente pubblicazione nel sito internet istituzionale del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo”.

Non c’è ancora assoluta chiarezza al riguardo a come ottenere il codice identificativo per affitti brevi. In linea generale, in quanto la regolamentazione di vari aspetti del settore turistico è competenza delle regioni, è buona norma rivolgersi direttamente agli enti preposti della propria regione per ricevere ulteriori informazioni sulle modalità di rilascio del codice identificativo.

Entrando inoltre in una tematica dall’importante aspetto fiscale, deve essere garantito l’accesso all’Agenzia delle Entrate ai dati relativi al codice identificativo.

Dove esporre il codice identificativo per Airbnb e locazioni turistiche

Per quanto riguarda le modalità di esposizione del codice identificativo, il comma 7 dell’articolo cita testualmente:

“I soggetti titolari delle strutture ricettive, i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e i soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile o porzioni di esso con persone che dispongono di unità immobiliari o porzioni di esse da locare, sono tenuti a pubblicare il codice identificativo nelle comunicazioni inerenti all’offerta e alla promozione”.

Sostanzialmente, quando viene commercializzato, ma anche pubblicizzato o promosso un immobile turistico scatta l’obbligo di indicare il codice. In caso contrario si rischiano sanzioni amministrative piuttosto salate.

Adozione del codice da parte delle varie regioni

codice identificativo affitti brevi come richiederlo

Questo sistema è già utilizzato in altri Paesi europei come l’Inghilterra e la Francia, mentre in Italia la regione che ha fatto da apripista è la Lombardia, dove il CIR è entrato in vigore addirittura in data 1 novembre 2018.

Alla fine del mese di novembre dello stesso anno anche la Puglia ha approvato il disegno di legge che istituisce, in questo caso, il Codice identificativo di struttura (CIS), per il quale valgono i medesimi adempimenti del CIR. E anche in questo caso, per i proprietari poco virtuosi sono previste sanzioni da un minimo di 500 a un massimo di 3mila euro.

La regione Veneto ha approvato a settembre 2019 il regolamento che prevede anche l’introduzione del codice identificativo per Airbnb, affitti brevi e strutture in locazione turistica. Mentre in Piemonte è stato reso accessibile un portale online denominato servizio locazioni turistiche, attraverso il quale è possibile ottenere il CIR.

Per quanto riguarda la Campania, ad agosto 2019 è stato istituito il CUSR (codice identificativo delle strutture ricettive), riportato al comma 8 della legge di bilancio 16/2019.

Perché è importante dotarsi di un codice identificativo per Airbnb e locazioni turistiche

Piattaforme come Airbnb, HomeAway e Booking.com, hanno completamente rivoluzionato il modo di viaggiare delle persone e, di fatto, sdoganato la moda delle strutture extra alberghiere.

In Italia si è avvertito spesso un senso di “esagerazione” dato dal fatto che molti proprietari di seconde case o case vacanze normalmente ad uso familiare, abbiano favorito il proliferare smisurato di appartamenti turistici.

Stando ad una ricerca di mercato di Solo Affitti, dal 2008 al 2017 l’incremento degli immobili dedicati all’affitto a breve termine è stato del 58%, e attualmente queste strutture rappresentano il 52% dell’offerta ricettiva turistica totale in Italia.

Tra le regioni più agguerrite troviamo la Campania (+790), e la Basilicata (645%). Per non parlare degli immobili disponibili sulle piattaforme online.

Quello delle case vacanze è un mondo che porta con sé diversi vantaggi: ha permesso il ritorno alla vita di località poco gettonate e per questo con scarsa presenza di strutture e alberghiere; ha contribuito al consolidamento di comunità locali e destinazioni turistiche, grazie all’indotto economico generato; ha svolto un ruolo chiave nell’evoluzione e diversificazione del turismo.

Tuttavia, ogni grande boom porta con sé anche fattori negativi: uno di questi è senza dubbio l’aumento dell’abusivismo in merito alle case riconvertite in affitti turistici, con conseguenti reati di natura fiscale. Sfortunatamente la legge non può ancora fronteggiare univocamente il problema, perché la normativa italiana presenta importanti lacune e specificità regionali in materia di affitti brevi ad uso turistico.

Stando ai dati, degli 83 milioni di euro stimati, al fisco ne sono giunti solo 19. Appare chiaro, pertanto, che attraverso l’introduzione del CIR il legislatore punti a recuperare le tasse della cedolare secca e fronteggiare abusivismo ed evasione a lungo termine.

Il nostro consiglio finale è sempre quello di rivolgerti agli enti competenti del tuo comune o della tua regione per ricevere le informazioni più recenti e dettagliate in merito all’uso del codice identificativo per gli affitti brevi. Anche l’aiuto di un legale di fiducia potrebbe aiutarti a districarti fra i vari cavilli burocratici di questo tema.

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